Le parole hanno un valore e soprattutto un senso. Quella di "speaker" abbinata a chi conduce in radio non mi ha proprio mai convinto, non mi è mai proprio piaciuta. Ho sempre difeso le parole "Conduttore", "Talento" oppure "Personalità" per definire la funzione di chi è al microfono, che si trattasse di una radio di flusso o di programmi. Ottengo un po' di giustizia da Google Immagini: quando si digita "radio speaker" giustamente arriva in visione una sfilza di oggetti altoparlanti in tutte le salse. E' la conferma che la parola "speaker" identifica prima un suppellettile che una funzione sociale rilevante quale quella di intrattenere il pubblico; oppure identifica il solo concetto che un essere umano sia parlante e ciò è davvero troppo poco per poter essere interessante.
L'atteggiamento di chi predlige la funzione "speaker" è chiara; c'è la convinzione che le regole, che la tecnica e che la disciplina siano moltissimo se non tutto. Molto spesso ciò nasce dalla convinzione che la propria voce, la propria meravigliosa voce, sia già il sufficiente passaporto per il mondo e per lauti compensi. Sbagliato, gravemente sbagliato. Chi lavora sul "talento" sa invece e, meglio, sente invece che si deve mettere al centro il "progetto di personalità" del talento e che non ci sono regole se non quelle che aiutano l'obiettivo dato.

